Una breve riflessione sul “movimento analogico”

Il mio utilizzo di Instagram è sempre più raro, anche grazie a prodighe funzioni di limitazione dell’uso di app stile blocco parentale (auto-imposto). Con questi 60 minuti giornalieri che mi concedo, che hanno lo scopo di agire come fossero metadone, ho scoperto che sta crescendo sempre più tra le persone della mia generazione un fenomeno interessante: un ritorno al mondo “analogico” (nel prossimo paragrafo argomenterò sul perché le virgolette) affinché si possa staccare quel cordone ombelicale, che offre dosi di dopamina sotto forma di notifiche e non nutrimenti, che ci incatena al telefono cellulare.

In effetti recentemente anch’io ho spolverato il mio vecchio Nintendo 3DS XL per rigiocare quei giochi che durante la mia infanzia hanno costruito il mio gusto videoludico: Professor Layoton, Pokémon Platino e Soul Silver, Mario & Luigi viaggio al centro di Bowser, Ace Attorney ma anche altri… Non credevo però che il mio gesto si inserisse all’interno di un più ampio movimento che sembra stia fagocitando il discorso culturale giovanile: per quale motivo ci stiamo allontanando da internet?

 

Due piccole premesse

Anzitutto la parola “movimento”. Effettivamente questa parola potrebbe restituire l’immagine di un gruppo organizzato di persone con delle affinità ideologiche, e a ben pensarci questa è proprio l’immagine che salta alla mente quando si parla di “movimento letterario” o “movimento politico”, non è questo il caso però. Quando i commentatori parlano di “movimento analogico” si riferiscono non a un gruppo organizzato ma a un fenomeno circoscritto in una determinata nicchia che raggiunge ampia diffusione a seguito di quel processo spontaneo che io chiamo “traiettoria del grifter”, riassumibile in questi 7 step: persone si radunano attorno a una certa ideologia o passione (es. abbandono dell’algoritmo o giochi Nintendo) > arrivo dei grifter (persone che cercano di capitalizzare l’ideologia o passione) > trasformazione in marketing > diffusione indiscriminata dell’ideologia o passione, comunicate come se fossero “trend” o “mode” > sovvertimento dei principi originali che avevano dato il via alla nicchia originale > esaurimento del “trend” con conseguente abbandono da parte della maggior parte della folla richiamata dai grifter (che nel frattempo hanno tratto ampi guadagni) > ritorno alla nicchia originaria.

A notare dal tenore e dalla quantità di video in merito a “analog bags” e altre follie simili credo che si sia ampiamente superato lo step della diffusione indiscriminata e stiamo appieno all’interno del sovvertimento dei principi originali. Attenzione però, il mio punto di vista così tanto critico parte dal fatto che ho come punto di riferimento Kenobit e i suoi scritti per quanto riguarda la libertà digitale (che per me è un atto assolutamente politico); ciò però non sembra essere il caso per tante altre persone, per cui il progressivo abbandono di certi spazi digitali pare più una reazione allergica a certe pratiche di mercato distopiche (es. il GaaS o il “blackmirroristico” you’ll own nothing and be happy).

Inoltre non ho fatto a meno di notare una piccola ma sostanziale discrepanza tra discorso e oggetto del discorso: da dove proviene la parola “analogico” se a svettare in primo piano in qualsiasi reel sono 3DS, DS, PSP, lettori mp3, macchinette fotografiche digitali? Se chiedessimo alla generazione precedente alla nostra cosa ci permetterebbe di tornare all’analogico avremmo risposte molto diverse, verrebbero citati probabilmente CD, macchinette fotografiche a pellicola o usa e getta e cose simili.

La risposta sembrerebbe essere ben più scontata e meno interessante di quanto non possa sembrare: quando si utilizza il termine “analogico” lo si sta utilizzando come sinonimo di “offline”. Come già accennato sopra questo “movimento” sembra essere nato spontaneamente come forma di fuga nei confronti di pratiche di mercato predatorie che cercano di capitalizzare anche gli hobby, il ritorno a tecnologie della scorsa decade, nonostante ci sia, è innegabile, una componente non indifferente di nostalgia, è proprio una forma di riappropriazione dei propri hobby (per chi ne mastica un po’ di antropologia: potremmo considerarlo una forma di presa di coscienza della propria agentività).

 

Nella pratica

Ora che abbiamo, circa, capito le ragioni dietro questo movimento: cosa propone nella pratica? Anche qui, una piccola premessa: non trattandosi di un movimento organizzato il quale sceglie una linea a seguito di un congresso, ma di un fenomeno, non mi stancherò mai di ripeterlo, spontaneo, la sua natura è eterogenea, fumosa, anarchica, libera, policentrica e a tratti contraddittoria. Ciò significa che qualsiasi tentativo di descrizione non sarà MAI preciso, completo né tantomeno corretto, dato che, potenzialmente, si potrebbero descrivere tanti punti di vista tante quante sono le persone che partecipano in queste comunità online.

L’idea di fondo è comunque una e semplice: abbandonare, per quanto possibile, il telefono cellulare, che nel corso dell’ultima decade ha subito trasformazioni che l’hanno reso la panacea a ogni bisogno. Ad esempio:

  • Scattare foto? Via il telefono, torniamo alla macchinetta digitale
  • Ascoltare musica? Via il telefono, torniamo al lettore mp3
  • Giocare fuori casa? Via il telefono (o mostruosità come la Switch o Steamdeck che di “portatile” hanno solo il nome), torniamo alle console portatili piccoline
  • Scrivere i propri pensieri? Via le note del telefono, torniamo a taccuino e penna
  • Controllare l’ora? Via il telefono, torniamo agli orologi
  • Scrollare in treno o tram? Via il telefono, torniamo ai libri, meglio ancora se performativi (così facciamo vedere quanto siamo migliori degli altri)

 

C’è un filo conduttore che unisce tutti gli elementi che ho elencato: si tratta di oggetti che è possibile portare con sé fuori casa: perché non tornare, ad esempio, a usare le sveglie al posto della sveglia del telefono? Non è un caso che il trend su Instagram sia proprio quello della “analog bag” in cui il o la influencer di turno consiglia i propri prodotti preferiti da poter portare in giro con sé (da acquistare rigorosamente tramite link affiliato).

C’è stato come una sorta di dirottamento, la fuga dalla distopia del GaaS o della dittatura dell’algoritmo ha portato una moltitudine di persone a cadere nella rete del consumismo: ne è la dimostrazione di ciò la proliferazione di store online dedicati a console retro e l’aumento esponenziale dei prezzi di Nintendo 3DS e Nintendo DS su siti come Ebay. Nella realtà dei fatti non si è fatto altro che passare da una logica di mercato malata a un’altra logica di mercato malata, che differisce solo per modalità di azione. Il tutto per poter, forse, godersi un proprio hobby (anche se, nella maggior parte dei casi, si tratta di performare, cioè comunicare, l’atto del godere del proprio hobby invece che effettivamente goderselo).

 

Siamo in una situazione del tipo “cane che si morde la coda” dunque? Non credo, penso sia possibile un ritorno all’utilizzo di tecnologie vecchie senza cadere nella trappola del consumismo e del performativismo. A mio avviso sono da tenere al centro sempre due cose: consapevolezza e sostenibilità.

Per quanto riguarda il primo punto: ragionare sui motivi che spingono le proprie azioni è qualcosa che va sempre tenuto come faro morale nella propria vita. Per me il lasciare da parte il più possibile il telefono è una necessità dettata da fattori empirici e pratici (dormo male la notte, non riesco a godermi le serate con gli amici, non riesco a studiare per più di mezz’ora senza il bisogno di vedere le notifiche, ecc.) dunque può avere senso, per il mio caso, di portare il “grado di analogicità” (qualsiasi cosa questa cosa voglia dire) alle estreme possibilità; vale lo stesso per tutti però? Non credo proprio, anzi: problemi diversi, soluzioni diverse.

Per quanto riguarda il secondo punto: quando parlo di sostenibilità intendo in realtà due cose: la sostenibilità ambientale e la sostenibilità pratica. Per quanto riguarda il primo punto mi connetto direttamente al discorso del consumismo, c’è davvero bisogno di comprare lettori mp3, console, taccuini, macchinette varie per una moda che durerà nelle mie più rosee aspettative forse qualche mese? Rivolgiamoci ai vecchi apparecchi dimenticati in qualche scatola in cantina o i mercatini dell’usato (anche online), magari potremmo scoprire che l’usato è molto più comodo e conveniente di quanto non possa sembrare. Per il secondo punto invece mi riferisco a questioni letteralmente “pratiche”: quanto senso ha portare con sé in giro 4/5 aggeggi? Chi ha così tante tasche nei propri vestiti (così tanto capienti poi)? Pensiamo al compromesso, davvero ciò che otteniamo dall’usare apparecchi vecchi di un decennio sia sempre meglio del telefono cellulare?

Adesso vogliate scusarmi, ma devo andare a performare l’atto di godermi Pokémon Soulsilver, che la 3° medaglia non si ottiene mica da sola.

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